Il primo libro di Claudio Capozza

Con schiettezza e consapevolezza l’autore ripercorre la sua vita, dall’infanzia passata a Torre Spaccata, nella periferia est di Roma al sogno americano. Una vita sulle montagne russe, tra grandi perdite e seconde occasioni, successi e fallimenti, lavoro tenace e risalite. Filo rosso che attraversa il tempo dei giorni migliori e di quelli peggiori è il sentimento della estrema gratitudine, per tutto ciò che la vita ha saputo donargli.

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Capitolo 1 – estratto

INDIPENDENZA E TESTARDAGGINE: PIACERE, MI CHIAMO CLAUDIO CAPOZZA!

Prendete un bambino di Torre Spaccata, periferia est di Roma, irrequieto e pure un po’ spavaldo, e fategli passare 8 lunghi anni, dall’asilo fino alla fine delle elementari, all’Istituto Suore Rosarie, una scuola di suore sulla Casilina: non è difficile immaginare come l’unica cosa che ne possa venire fuori è un enorme terremoto! Ebbene sì, perché questo sono io, da subito, da sempre: un terremoto, come mi chiamava suor Ivana, alla quale, nonostante il suo amore incondizionato, ne ho combinate davvero di tutti i colori, in quella scuola dove ho iniziato ad avere i miei primi (e forse anche ultimi) ricordi di infanzia. Qui passavo la maggior parte delle mie giornate, con mia madre e mio padre troppo impegnati con il lavoro per starmi dietro, e qui ho imparato a conoscermi, misurandomi con le piccole grandi sfide della vita che, ogni giorno di più, formavano il mio carattere. Perché nonostante la tenera età, una cosa mi è stata fin da subito chiara: anche se la vita ti intralcia con difficoltà, ostacoli e qualche ruzzolone, in nessuno al di fuori di te risiede quella forza vitale, pari solo a quella di un terremoto, di affrontare problemi e disagi e andare oltre, aguzzando sempre di più l’ingegno e costruendoti così un bagaglio di esperienze che, via via sempre più grande, ti verrà utile durante il tuo cammino. Ed ecco che tra le tante marachelle combinate e tra le tante esperienze fatte in quegli 8 anni passati dalle suore, ce ne sono due che ricordo con grande lucidità, non solo perché mi sono rimaste impresse negli anni a venire ma anche perché penso che siano state l’inizio di una vera consapevolezza di me e del mondo che mi sta attorno. La prima risale a quando avevo 6 anni: in quell’epoca mio padre, che gestiva un negozio di articoli sportivi non molto distante dalla scuola, nella nota via Francesco Baracca, aveva l’abitudine di accompagnarmi all’istituto che frequentavo e, subito dopo avermi lasciato, recarsi al negozio; a me non restava che seguire svogliatamente le lezioni, combinarne di ogni e aspettare il tardo pomeriggio, quando sapevo che qualcuno della famiglia mi avrebbe riportato a casa. Eppure, un bel giorno, nel palleggio del “chi va a prendere Claudio a scuola?” tra mio padre, mia madre e mia zia, è successo che nessuno, alla fine, si sia presentato, alle 17, all’ingresso dell’istituto. E pure la paziente suor Ivana, che mi aveva fatto compagnia per tutto il pomeriggio, a un certo punto, stanca di avermi in giro, mi ha accompagnato al bar di fronte alla scuola e qui mi ha salutato, chiedendo al proprietario (e nostro vicino di casa), Stefano, di potermi riportare a casa in serata. In tutto questo tempo (il mio rientro, infatti, è avvenuto per le 20, con i miei attoniti per quello che era successo) ricordo di non avere mai provato timore, paura, senso di smarrimento o, peggio ancora, di abbandono, ma solo tanta curiosità per quella che era una piccola avventura nella quale ero caduto senza volerlo: sprezzante di un ipotetico pericolo (che, appunto, non percepivo), immaginavo mondi in cui ero protagonista indiscusso, ascoltavo le parole di suor Ivana che mi tranquillizzavano e guardavo divertito tutti gli avventori del bar di Stefano, immaginando che cosa avrebbero ordinato o quale fosse la loro storia di vita. Era una novità assoluta per me e mi ci trovavo talmente bene che tutto il resto era come se fosse magicamente scomparso: ditemi voi se non è incoscienza questa! La seconda storia che ben tratteggia il mio carattere fin dall’infanzia è, invece, di 3 anni successiva: ero in quarta elementare e da diverso tempo tornavo a casa da solo (mi domando, oggi, se quella scelta non fosse stata dettata dal “disguido” che ho appena descritto..!). Per farlo, prendevo un autobus la cui tratta era lunghissima, al punto che il tragitto da scuola a casa mi costava tre quarti d’ora di viaggio ogni volta. Spavaldo e consapevole di conoscere il percorso a menadito, un giorno sbagliai a prendere l’autobus e, solo per strada, mi accorsi che ero in un quartiere che non avevo mai visto. Che fare? Mi risposi che non era il caso di disperarsi ma di trovare, nel minor tempo possibile, una soluzione pratica a quella che sarebbe potuta diventare una circostanza pericolosa. E così, ebbi un flash. Scorsi dal finestrino del mezzo una costruzione che mi ricordava qualcosa che avevo già visto: “Qui è dove papà insegna tennis!” mi dissi e, in pochissimo tempo, saltai giù dal mezzo. Peccato che il centro sportivo distava parecchia strada da dove mi trovavo e così misi le gambe in spalla e camminai per diversi chilometri alla ricerca del club, facendo affidamento solo sulle mie intuizioni di ragazzino non ancora adolescente. Aiutato da un pizzico di fortuna, trovai il centro, vi entrai ma, avendo paura della reazione che avrebbe potuto avere mio padre, attesi per oltre un’ora che finisse la sua lezione, in rigoroso silenzio: solo alla fine mi scorse e, sorridendo, mi chiese che diamine ci facessi lì impalato, esortandomi ad andare a casa. Di certo non posso dire che non me la feci sotto, però quello che, negli anni a venire, più mi ha colpito è che, nonostante il momentaneo spaesamento, ebbi la prontezza di recuperare i pochi riferimenti che avevo e cogliere l’occasione di non prendermi cazziatoni, gestendo da solo me stesso e le mie emozioni: non mi toccava nulla, non mi sentivo abbandonato e, al contrario, mi sentivo già grande e sapevo che nella mia vita non c’era spazio per la paura. Un atteggiamento, questo, senza dubbio influenzato dal clima di casa, dove la vita non era affatto facile. Come ho accennato, il primo quartiere dove ho abitato era quello di Torre Spaccata, dove vivevo più con le mie nonne, divise solo da viale dei Romanisti, che non con i miei genitori. Questi, infatti, lavoravano duramente (e non senza qualche difficoltà) per portare avanti il tennis club di cui erano responsabili e, in loro assenza, mi costruivo la mia vita tra il cortile e alcuni giri di giovanissimi teppisti che, già all’età di 8 anni, andavano a rubare chewing gum e cioccolatini al supermercato. Erano gli amichetti con cui giocavo volentieri alla fionda o all’arco e le frecce, ma che tenevo anche alla larga quando combinavano qualche marachella più grossa del dovuto: l’educazione che la mia famiglia mi aveva impartito, unita al rispetto per le cose (poche) che avevo, mi hanno infatti via via portato ad abbandonare quelle conoscenze, tenendomi così lontano dai vizi quali il fumo e l’alcol, oltre che dalla malavita in generale. E pensare che, in quegli anni, Roma non era una città accomodante: ricordo con grande lucidità il giorno in cui ho assistito al tentato omicidio di mia madre da parte di un ragazzo giovanissimo, sgattaiolato nella casa di mia nonna materna per rubarne i pochi averi e farne chissà cosa; ricordo la prepotenza delle forze dell’ordine che, arrestato il ladruncolo, lo umiliarono e lo percossero, suscitando in me e in mia mamma un senso di pietà tale che ci portò a non sporgere denuncia, ma ricordo anche la paura che ho provato di perdere una persona cara, sentimento che mi ha accompagnato anche negli anni a venire. 

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Una biografia che vuole raccontare la storia di una vita, quella di Claudio Capozza, professionista del Network Marketing e protagonista indiscusso di questo business sin dal 2008. Ma, soprattutto, una biografia che vuole ispirare, che vuole fornire molteplici strumenti che possano essere d’esempio per tutte quelle persone che, avviate o neofite, si avvicinano al mondo del Network Marketing e che, nella paradigmatica vita di una vera e propria star, cercano una visione (la propria visione), oltre che qualche pratico spunto, per affrontare al meglio il lavoro e la quotidianità.

Partendo dalle origini umili di Claudio, fino ad arrivare alla sua più che avviata carriera che lo vede oggil top performer tra i primi 5 in Italia e 20 in Europa, il libro alterna infatti momenti di grande hype e benessere a storie buie e difficili, delineando, così, l’andamento tipico di up & down che accomuna tanto la vita reale quanto il business. 

Ognuno di questi passaggi, poi, porta con sé un monito, che non ha certo la presuzione di essere universale, ma che vuole fornire uno spunto di riflessione a chi legge, una chiave interpretativa del reale (soprattutto di quello più difficile) non solo per capire che tutti, per rialzarsi, devono prima cadere, ma anche per convincersi che ciò che funziona debba essere ripetuto e ciò che non funziona debba essere evitato, per migliorare le proprie prestazioni nel business ma, soprattutto, per migliorare la propria vita.

La narrazione si fa dunque paradigma, accomunando la storia di un top manager a quella di chi entra per la prima volta nel business, cercando fortuna e trovando difficoltà. Ma è proprio dalla condivisione delle difficoltà, e dal lavoro congiunto per trovare la soluzione (punti di forza, questi, della rete, di cui vive il Network Marketing), che bisogna partire per cambiare la propria vita. E Claudio, con la sua lunga esperienza sul campo, è la prova che tutto questo funziona davvero.

Nel libro si affrontano, così, i grandi temi della sua vision, quali, per citarne alcuni: trasformare il punto di dolore in punto di forza; la legge dell’attrazione; troppa analisi porta alla paralisi; accetta i no; obbedisci dentro e disobbedisci fuori; racconta la tua storia di prodotto; insegna poche e semplici cose a un numero sufficientemente grande di persone per un tempo sufficientemente lungo; io posso, io voglio, io sono; trova una soluzione senza fermarti al problema; e molto altro ancora. Tutti questi concetti, frutto di una lunga esperienza, vengono quindi spiegati e messi a disposizione del lettore, per una comprensione completa non solo della vita del protagonista ma anche del suo trascorso e, dunque, del suo insegnamento.

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